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Paolo Stella: Meet Me Alla Boa

30 passi. 30 passi che separano un uomo da una verità. 30 passi che raccontano una storia che si sviluppa all’indietro, mentre la vita, come sempre, ci spinge avanti. 30 passi sono quelli che si compiono all’interno di Meet Me ...

30 passi. 30 passi che separano un uomo da una verità. 30 passi che raccontano una storia che si sviluppa all’indietro, mentre la vita, come sempre, ci spinge avanti. 30 passi sono quelli che si compiono all’interno di Meet Me alla Boa, romanzo d’esordio di Paolo Stella, edito da Mondadori e in uscita in questi giorni. Influencer, social star, regista, Paolo Stella arriva in libreria con un libro che spiazza per la sua imprevedibilità: già dopo poche pagine ci si scopre completamente in balia di questa voce reale e senza filtri, che non ha paura di spiazzare il lettore a ogni pagina conducendolo a scoprire, passo per passo, capitolo per capitolo, una storia che, partendo dal particolare, si evolve verso l’universale. Un romanzo di amore e di memoria, dolce come il profumo del tiglio in primavera, che non rinuncia anche all’ironia usata come pennellata di luce all’interno di un paesaggio al crepuscolo.

Meet me alla boa non è un libro triste. Meet me alla boa non è un libro allegro. Meet me alla boa è un libro umano, tanto umano, che non ha paura di mostrarsi insieme al suo autore, arrivando a dire al lettore una cosa dolce e preziosa come “Ti posso raccontare una storia?”.

In occasione dell’uscita di Meet me alla boa, in arrivo in libreria il 10 luglio, abbiamo incontrato Paolo Stella.

 

Partiamo dalla fine, e nello specifico dall’ultima riga dei ringraziamenti. “Ringrazio anche l’ironia, che mi ha salvato la vita. Sempre.”. Cos’è per te l’ironia?

“L’ironia è il filtro con cui guardo il mondo. Sempre e comunque. È quella leva che mi permette di essere sempre leggero, anche nella pesantezza. È il mio modo di rimettere in discussione le certezze, di ristabilire l’ordine precostituito delle mie priorità, di cambiare punto di vista.”

 

Ora ritorniamo all’inizio, a prima della prima riga del libro: come nasce questo romanzo? E quando nasce?

“Non so come abitualmente nascono i romanzi. So che il mio non è nato dalla volontà di scrivere un libro ma dall’esigenza di capirci qualcosa in un periodo della mia vita un po’ particolare. Scrivevo a me, sopratutto, un dialogo interiore, non pensavo che poi ci sarebbero stati altri occhi su quelle parole. Non pensavo ci potessero essere persone interessate ad una vicenda sola mia. Il libro è rimasto nel cassetto quasi sette anni, senza che facessi grandi sforzi per pubblicarlo. Poi un bel giorno ha deciso di uscire in modo autonomo, non ho davvero fatto nulla. Ma – strano a dirsi- ero sicuro che sarebbe stato pubblicato. “Out of the blue mi è stato proposto dalla Mondadori un progetto editoriale, mi hanno voluto incontrare e alla prima riunione ho detto che il romanzo io l’avevo già scritto. Mi hanno guardato con un po’ di diffidenza – pregiudizio verso la categoria? – e poi l’hanno letto. Il giorno dopo avevo il contratto sul tavolo da firmare.”

 

 

La storia che racconti è quella di un avvicinamento a una persona (fisico) che però si verifica attraverso la rimembranza, il ricordo. Questo, nello specifico, è possibile data l’ineluttabilità dell’evento che colpisce il protagonista, ma più in generale, secondo te ci si può davvero solo ritrovare nella memoria?

“Ho ragionato tanto sulla morte, quando l’ho potuta osservare un po’ più da vicino. Ci sono un sacco di pregiudizi su questo argomento, io per primo la vedevo come un tabù, rifiutando l’idea che esistesse veramente nella realtà di tutti i giorni. Credo che la morte sia solo un passaggio, credo che sia naturale tanto quanto la vita, credo che ci sia tanto altro dopo. È dolorosa, ferocemente dolorosa, ma non è una fine. Quando infatti ho scritto la parola FINE nell’ultimo capitolo, subito dopo l’ho cancellata, perché la fine non esiste. L’amore dei due protagonisti non è nel ricordo, è solo su due piani diversi, due paralleli coesistenti, dove con molta fatica ci si può sempre incontrare.”

 

Per una volta, non chiederò quanto ci sia di autobiografico nella storia che hai raccontato (domanda classica che si rivolge agli scrittori, lo so bene). Tuttavia mi permetto di chiederti: quanto c’è di catartico in questo libro? Quanto c’è di terapeutico per te?

“Grazie. Questa domanda è molto più interessante. Il libro è la mia catarsi, la mia elaborazione. La scrittura mi ha letteralmente salvato la vita. Attorno ho inventato una storia, ma parte tutto dall’esplorazione interiore che in alcuni momenti della nostra vita siamo costretti a fare. Di autobiografico c’è solo l’esperienza della perdita e della potenza che porta con sè, l’impatto che attua sulla quotidianità.”

 

Infine una domanda sulla scrittura: quando lavora sui social media, il feedback sulle proprie creazioni è immediato e quotidiano. La scrittura invece è una specie di salto nel vuoto, un’attività solitaria il cui riscontro arriva, se arriva, solo successivamente. Hai per caso avvertito il peso di questa “incertezza”? Come l’hai affrontato? “No, per niente. Ho un rapporto molto diretto con le persone che mi seguono, scrivo tanto – cosa piuttosto anomala per il mio settore – ricevo tantissime lettere/mail e le leggo tutte, rispondo sempre. Questo libro se lo aspettavano in molti. Mi interessa lo scambio più che il commento a caldo, il like compulsivo. Non ho fretta, spero che le persone diano il tempo a questo libro per sedimentarsi. E che ognuno possa trovarne all’interno un pezzetto per sè.”

 

photo by  Leandro Bernardini

L'articolo Paolo Stella: Meet Me Alla Boa sembra essere il primo su Vogue.it.


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