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Biorivitalizzazione viso, mini guida

Diventata un evergreen della medicina estetica, la biorivitalizzazione, chiamata anche biostimolazione o rivitalizzazione, è uno dei trattamenti anti-age più richiesti. Ma di che cosa si tratta realmente? «Consiste nell’eseguire sul vi ...

Diventata un evergreen della medicina estetica, la biorivitalizzazione, chiamata anche biostimolazione o rivitalizzazione, è uno dei trattamenti anti-age più richiesti. Ma di che cosa si tratta realmente? «Consiste nell’eseguire sul viso (ma anche sul collo e sul décolleté) tante iniezioni superficiali di acido ialuronico o alcuni stimolatori di collagene», risponde Stefania Enginoli, medico estetico a Milano.

«Tutte sostanze biocompatibili e riassorbibili che hanno il compito di riattivare la parte più vitale della cute e favorire il ripristino della condizione fisiologica di un’epidermide giovane, che è più tonica, compatta e idratata». Non è un filler, cioè non riempie le rughe, ma aiuta la pelle a favorire la produzione di fibre elastiche, tra cui il collagene e l’elastina. Anche l’azione dell’ago è importante: creando ripetuti microtraumi, spinge la pelle ad autoripararsi, producendo nuove cellule. Insomma, un ritocco “facile”, che assicura un risultato naturale, ottimo anche dal punto di vista preventivo.

«Lo consiglio, infatti, anche alle donne giovani, perché ritarda la comparsa degli inestetismi dovuti all’aging e contrasta il danno ossidativo causato dalle radiazioni solari e dall’inquinamento», continua l’esperta. «Di solito si esegue un paio di volte l’anno e va bene anche prima dell’esposizione al sole». Senza dimenticare che la biostimolazione può essere personalizzata a seconda della sostanze che si iniettano: per un semplice refresh di solito si combinano vitamine e antiossidanti, se il viso, invece, ha perso turgore, il medico utilizza acido ialuronico, oppure si aggiungono frammenti di acidi nucleici (cioè del Dna), quando la pelle è molto segnata, dal momento che migliorano la rigenerazione delle cellule.

Ma i benefici di questo retouch non finiscono qui: oggi viene abbinato ad altre metodiche estetiche, in modo da garantire un effetto ancora più soddisfacente. «Spesso suggerisco la biorivitalizzazione dopo una seduta di laser», precisa la dottoressa. «In questo caso si inietta principalmente acido ialuronico in forma libera dall’alto peso molecolare che stimola le cellule a produrre collagene, così la parte trattata appare subito più uniforme e si mimetizzano anche eventuali segni che può aver lasciato il laser».

Un’alternativa gettonata in questo momento è la sinergia con le piastrine, che vengono prelevate dal sangue della paziente, centrifugate e aggiunte all’acido ialuronico. «È molto efficace perché si sfruttano i benefici dei fattori di crescita presenti nelle piastrine, che accelerano i processi di rigenerazione dei tessuti», dice ancora Stefania Enginoli. «La pelle diventa più elastica, luminosa e l’effetto migliora dopo un paio di settimana».

Anche l’abbinata rivitalizzazione + microbotox è molto richiesta. «La consiglio soprattutto quando la cute è poco compatta e presenta pori evidenti e dilatati. È indicata anche per attenuare l’acne rosacea o per pelli impure, in quanto regola la secrezione di sebo», sottolinea il medico. «Prima si eseguono le iniezioni di tossina botulinica in una versione molto diluita, poi si procede con la biorivitalizzazione». Entrambi i trattamenti hanno l’obiettivo di potenziare la qualità cutanea, senza dimenticare che il microbotox migliora anche la mimica facciale.

Foto in apertura Miles Aldridge, Beauty in Vogue, novembre 2011

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